Un’altra Italia!

1, febbraio, 2010 di alteras

E’ nato il sito del Circolo PD di Laives

28, gennaio, 2010 di alteras

Agli amici e colleghi di Laives un benvenuto sul web!

Giornata della memoria 2010

27, gennaio, 2010 di alteras

Un treno quieto la riportava alla sua Torino e con il braccio sembrava salutare gli alberi, che passavano davanti al finestrino. Io vedevo una fila di numeri azzurri all’interno di quel braccio bianco e sottile. Lei raccontava, guardandomi solo a tratti negli occhi.
”Deboli e laceri, decine e decine di migliaia di internati ad Auschwitz, erano stati incolonnati e avviati a piedi verso altri Lager, verso Mauthausen. Le guardie erano fuggite. Eravamo rimaste in poche italiane nella baracca lazzaretto, le più derelitte. Era alto e biondo, sceso dal suo cavallo bianco, il maresciallo sovietico entrò nel camerone, dove noi italiane rimaste eravamo sdraiate a terra, sfinite. Il nostro russo era poco e allora cantò: Oh sole mio… e ci salutò “dasvidania in Italia“
Era la liberazione di Auschwitz, per noi era la pace“
Questa condizione disumana di sacrificio estremo, fermato dalla pace, sarebbe sopravvenuta in ognuno di quei luoghi di dolore, sacrificio e resistenza per sopravvivere, dell’ immensa, buia costellazione dei lager nazisti. Anche qui, nel Durchgangslager Gries, il Lager di Bolzano, il desiderio di pace, il diritto alla pace, sarebbero stati il filo di speranza e di volontà, capaci di trattenere alla vita gli uomini e le donne; soprattutto le donne. Onorina e Marianne e Ada e Balbina e Nella e Agnes e Laura e Gemma e Franca e altre ancora. Ognuna di quelle donne, privata del marito, privata del padre, privata dei figli, ancora prima di essere rinchiusa nel campo, ad aspettare un terribile nulla, avrebbe trattenuto la sua vita per respirare, con la libertà, la pace. E intanto fuori, durava la guerra di liberazione dalla disumanità del nazifascismo e continuava la sofferenza di popoli interi. Solo la Memoria, a differenza dell’insieme dei ricordi, è in grado di comprendere l’immensità dei sacrifici degli uomini, con tutte le loro debolezze, ma anche il riscatto, di valori e diritti, che donne e uomini hanno saputo conquistare con la Resistenza e la guerra di liberazione. E’ certo che la pace dell’Europa, che non è mai durata così a lungo nella storia, poggia sul rifiuto, fatto dalle donne dagli uomini, dell’orrore dei troppi milioni di morti. Ma è sorretta da valori di libertà, di eguaglianza, di giustizia, di tolleranza e solidarietà, che sono stati riscattati dal dolore e dall’azione di altri uomini. Il nostro Paese ne è il più chiaro esempio. Solo questa Memoria del riscatto democratico, ha saputo generare in Italia il grande patto di popolo della nostra Costituzione, strumento prezioso capace di una indicazione di vita nei valori e nei diritti per molte generazioni. E’ in questo patto di uomini liberi che abbiamo saputo rafforzare la nostra democrazia, nell’autogoverno delle autonomie, anche della nostra autonomia speciale, arricchendo il tessuto democratico dell’Italia intera, della capacità di far crescere e progredire, dentro il nostro paese, minoranze di lingua e cultura diverse. Questo grande patrimonio di umanità che è riposta nella Memoria, deve diventare conoscenza comune, senso comune, ma va difeso e protetto. Una giovane sudtirolese della val Passiria A.O., allora sedicenne, ha dovuto aspettare sino a ieri per vedere riconosciuto il suo sacrificio, dell’arresto, la detenzione nel lager di Bolzano e la schiavitù nel sottocampo di Vipiteno. Ora è una mia giovane coetanea di ottantadue anni. Solo la protezione del valore della Memoria ha dato a questa donna una minuscola umana soddisfazione. Il 6 luglio di ogni anno, ricordiamo con dolore ed ammirazione, sette giovani trucidati a Brunico dai nazisti, perché erano fuggiti, cercando con la libertà la pace. L’ammirazione è soprattutto per alcune sconosciute donne sudtirolesi, che forse senza capirli, li aiutarono. Questa solidarietà umana è dentro la Memoria e va protetta e difesa, come prezioso strumento che ci aiuta in questa nostra vita a superare e dissolvere attuali volute confusioni, in un mondo che è percorso da fiumi di uomini i in cerca della loro vita. Uno studioso sudtirolese, in occasione dell’ultimo 6 luglio, ci ricordava l’ammonimento di Erich Loewi, illustre bioetico costretto dal nazismo a fuggire dall’Austria, sulla facilità con cui si sono scesi e possono essere ridiscesi i tre gradini dell’orrore disumanizzante del nazifascismo. Il primo gradino è il più facile da scendere: Tu non devi vivere come uno dei nostri, noi siamo migliori. E’ l’emarginazione sociale. Il secondo gradino è immediato: Tu non devi vivere tra noi o con noi, sei diverso. E l’inizio della ghettizzazione. Al terzo gradino si è arrivati fatalmente: Tu non hai diritto di vivere, perché ci danneggi. E’ lo sterminio. Dobbiamo pensare alla facilità di questa china, pensarlo ora, quando vediamo riaffiorare tra i nostri giovani i miti del neonazismo e del neofascismo, strade di violenza senza uscita, sconfitte dalla storia. Disorientamento, e illusione minacciano di travolgerne molti. Tocca a noi, spetta alla famiglia, alla scuola, ai partiti all’intera società offrire una idealità positiva per il futuro di tutti i giovani. Noi la facciamo scaturire dalla Memoria, che proteggiamo, perché in essa trovano radici valori e diritti, che un immenso sacrificio ha posto nella Costituzione, per tutti i giovani, di tutte le generazioni.
Lionello Bertoldi ANPI

Bonus anti-”bamboccioni”

26, gennaio, 2010 di alteras

Nuova sparata per il ministro Brunetta. Il Robin Hood del governo Berlusconi ora vuole aiutare i “bambacioni” ad andarsene da casa a 18 anni con un bonus 500 euro al mese. Sa anche dove reperire le risorse: prendendoli dalle pensioni di anzianità. Insomma rubare ai poveri per dare a vanvera. Una proposta talmente sconclusionata tanto da far muovere Palazzo Chigi a smentire tutto etichettando la boutade di Brunetta un’iniziativa a titolo personale
La ricerca di visibilità da parte di Brunetta e la sua smania di smarcarsi dal controllo di Tremonti non sembra avere fine. Il tema affrontato con tanto fermento è sì, un argomento importante che va risolto con incentivi e non con sparate populiste. I paesi europei del Nord insegnano che il prestito d’onore è solo un incentivo per i giovani ad andarsene da casa a 18 anni e che la questione principale sta nella cultura di base, nelle tradizioni e nelle opportunità di lavoro e di studio che si possono trovare.
Per Filippo Penati capo della segreteria di Pierluigi Bersani “Brunetta, nella sua voglia di comparire e di far tutto lui, ha affrontato un argomento drammaticamente serio come quello dei giovani che non hanno la possibilità di lasciare la casa dei genitori, con una proposta che suona come una battuta o una vera e propria sparata. Il Pd ha già avanzato proposte serie in questo senso come, ad esempio, una seria politica di social housing per giovani e giovani coppie e anche sgravi fiscali per quanti affittano case ai ragazzi. Si facciano cose serie senza demagogie o proposte assurde.
Uno stato che smantella la scuola dei nostri figli, taglia risorse ad università e ricerca, genera precari deve smetterla di fare spettacolo e passare ai fatti. I giovani hanno diritto non ad un governo che ogni giorno ne spara una ma ad avere da questa nostra Italia la scuola l’università ed il lavoro che gli consentano di uscire di casa e farsi una famiglia attraverso le opportunità date a tutti quanti ed il merito di ciascuno. E’ ora di farla finita di chiamarli bamboccioni perché qui i bambocci sono quanti parlano senza fare i fatti. Mediti Brunetta su questo con il suo Governo”.

Solo tante promesse…

11, gennaio, 2010 di alteras